La naturopatia

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Mario – Campus

 LA NATUROPATIA

Il termine “Naturopatia” fu coniato alla fine dell’Ottocento da un medico di New York, che gli attribuì impropriamente il significato di “Sentiero della natura”, o “attraverso la natura”. Etimologicamente, infatti, la parola, che racchiude anche l’idea di sofferenza o malattia, significa “simpatia o empatia con la natura”, cioè identificazione con la natura e quindi con le sue leggi.

La naturopatia considera la malattia come conseguenza di uno squilibrio energetico e guarda il paziente nella sua totalità, interessandosi non tanto della sua malattia (a cui provvede il medico tradizionale) ma dei fattori esogeni, dell’ambiente in cui egli vive, del suo stile di vita, e così via. Cerca, cioè, di individuare le cause che hanno dato origine allo squilibrio energetico del paziente.

L’idea di fondo della naturopatia è che la natura possiede in se stessa la facoltà di curare, guarire o prevenire le malattie o le anomalie – del corpo, e da qui anche della mente – stimolando le forze vitali che sono presenti nell’organismo. Esistono allo scopo tecniche particolari, che mirano non solo a eliminare i sintomi della malattia, ma anche a stimolare l’organismo in modo che guarisca da sé, ripristinando le facoltà vitali che in noi, col passare del tempo e coi continui cambiamenti di vita, si sono solo addormentate.

Il compito della Naturopatia, insomma, consiste nel promuovere e favorire le condizioni necessarie allo svolgimento di quel processo di equilibrio e di armonia in cui devono convivere il corpo e la mente.

Oggi c’è una tendenza molto diffusa a far ricorso a forme di medicina non convenzionale (più di un terzo della popolazione), la quale non esclude il medico tradizionale, a cui tocca il compito primario della diagnosi e della cura delle malattie, ma gli affianca un’altra figura di operatore della salute: il naturopata, appunto.

Questa tendenza, sia detto fra parentesi, può essere vista come un richiamo di quelle forze stesse presenti nella natura e nel nostro organismo, un risveglio, un recupero di quella unità corpo-mente che l’uomo attraverso i secoli ha perduto, o dimenticato in un angolo della sua coscienza. E’ la natura stessa che ci richiama all’ordine, e noi dobbiamo ascoltarla. Una natura che non può non essere cosciente, perché nulla avviene a caso. Henry Miller diceva che “Caso è il nome di Dio quando viaggia in incognito”. Spesso, infatti, la natura sonnecchia, come accade a ciascuno di noi (e come dicono che accadesse ad Omero quando scriveva i suoi versi, che non sempre erano all’altezza della situazione), ma a un certo punto la natura si sveglia e si fa sentire. I suoi richiami non sono espliciti, come una scossa o una frustata, sia perché noi siamo distratti, frastornati da tante cose e da tanti problemi, sia perché la natura agisce con dolcezza, come una madre affettuosa e premurosa. Noi dobbiamo metterci in grado di ascoltarla, di cogliere i suoi suggerimenti, abbandonarci e aver fiducia in lei, restando però sempre vigili, per non prendere degli abbagli, perché a volte la natura stessa ci fa degli scherzi, diciamo pure c’inganna, ma sono inganni a fin di bene, per metterci alla prova, e per lasciarci un pizzico di libertà. Ma non per questo dobbiamo chiamarla “matrigna”, come faceva Giacomo Leopardi (“O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor?”). Il quale, da quel filosofo che si piccava di essere, avrebbe dovuto riflettere che se la natura realizzasse sempre i nostri desideri, e mantenesse sempre le sue promesse, la terra sarebbe un paradiso terrestre. D’altra parte, senza le promesse della natura la nostra vita sarebbe un inferno. Il mondo, invece, non dobbiamo nemmeno aggiungere “purtroppo”, è – per dirla con Moravia – “quello che è”. Una via di mezzo fra il paradiso e l’inferno. Affidiamoci dunque alla natura, abbiamo fede in lei, ma teniamo sempre presente che la natura siamo noi. Come dire: “Aiutati che il ciel ti aiuta”. Ciò vale anche sul piano spirituale, nei confronti di Dio: crediamo in Dio, abbiamo fede in Lui, ma ricordiamoci che noi siamo Dio. E’ qui, in questa convinzione, intima, profonda, che stanno l’equilibrio e l’armonia.

Fra noi e la natura, come fra noi e Dio, c’è un rapporto dialettico: l’uomo è lo strumento di un processo e di un rapporto dialettico che la natura instaura con se stessa. A livello più alto e più profondo, Dio fa la stessa cosa.

Questo, più o meno, è lo spirito con cui dobbiamo accostarci alla Naturopatia. La quale, naturalmente, richiede un supporto, un mezzo materiale (l’energia è materia), perché – ricordiamolo – mente e corpo sono un binomio inscindibile. Questo supporto è costituito dalle erbe, che sono la natura genuina, non quella artificiale delle medicine convenzionali. Alla preparazione di queste erbe servono i laboratori, e uno dei più importanti è l’Azienda Laboratori Borri, che ha sede in Roma, tra i noti siti archeologici di Villa dei Quintili e dell’Acquedotto romano.

I Borri, alchimisti ed erboristi fin dal 1600, sono nati come azienda erboristica di produzione nel 1886. Il loro amore per la natura è un amore vero e profondamente sentito, tanto che hanno istituito, all’interno dell’Azienda stessa, un Centro di Formazione per la Naturopatia e per le discipline relative alle Terapie non convenzionali e la cosiddetta Medicina alternativa, contribuendo così alla diffusione di una cultura naturistica.

A questo Centro si è aggiunto il Campus on-line per la Formazione e-learning. Il Campus Laboratori Borri propone una serie di corsi professionali che offrono, fra l’altro, serie opportunità di lavoro: Naturopatia, Erboristeria, Riflessologia, Iridologia, Fiori di Bach, Alimentazione, Aromaterapia…: più di 40 discipline in grado di formare un perfetto naturopata e nuovi operatori di settore.

Prof. Mario Scaffidi Abbate

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